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Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi - Recensione

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La coraggiosa mercante di rottami Rey (Daisy Ridley), dopo aver scoperto il proprio potere ne Il Risveglio della Forza e aver rintracciato Luke Skywalker (Mark Hamill), è di nuovo pronta a lottare con la Resistenza contro il malefico Primo Ordine e il Lato Oscuro. Dopo un’ora di prevedibile tira e molla, con scene grottesche e tanta noia, il regista Rian Johnson mette da parte l’epica fantasy catturata nel precedente capitolo da J.J. Abrams, e sceglie il colpo di scena a ripetizione come unica chiave narrativa. Un espediente, però, che dopo un po’ crea assuefazione. Non mi convince nemmeno l’introduzione di nuovi inutili personaggi reali (Rose) e virtuali (i Porg – leggi merchandising) a scapito di altri ben più simpatici e affascinanti (Chewbecca e Phasma). Discorso a parte per Kylo Ren, per rilanciarlo si prova la versione senza maschera, ma rimane un personaggio imperfetto. Attenzione: nonostante il tanto fumo (rosso) negli occhi, l’amara verità è che il vecchio lascia posto al nuo…

Assassinio sull'Orient Express - Recensione

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In viaggio sull’Orient Express da Istanbul a Calais, Hercule Poirot si ritrova bloccato in treno da una valanga. Gli imprevisti non finiscono qui. L’investigatore si scopre nel bel mezzo di un misterioso delitto e con l’incombenza di dover scovare il colpevole. L’attore-regista Kenneth Branagh, complice un cast all-star, porta di nuovo in scena il più famoso giallo di Agatha Christie, confermandosi abile nello sfruttare il mezzo cinematografico, anche in piccoli spazi. Basta vedere, in tal senso, il funzionale carrello a piombo che ci svela l’omicidio. Che dire poi delle suggestioni digital-fantasy di paesaggi CGI, di una colonna sonora dalle tonalità old-style che però accompagna un montaggio vivace (vedi interrogatori). Avrete capito dunque, che in questa nuova versione antico e moderno convivono a favor di pubblico, con l’obiettivo di “svecchiare” il testo originale datato 1934. Non tutto, tuttavia, è perfetto: il rude riferimento al sequel, qualche pratica incongruenza, lo scolast…

Justice League - Recensione

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Scopiazzando la struttura narrativa di The Avengers anche la DCComics riunisce i suoi eroi più famosi in una lotta vs. Steppenwolf, scialbo villain a capo dell’esercito di Apokolips: un’orda di cavallette giganti. Al posto del Cubo Cosmico, le Scatole Madri e il ‘leggero’ Joss Whedon che rimpiazza in corsa alla regia il più cupo Zack Snyder. La tribolata post-produzione, infatti, si fa sentire in un montaggio poco fluido, in qualche snodo del plot troppo telefonato e in un mancato equilibrio dei toni, che zompano dal tragico al comico in modo grossolano. Per i sei paladini, invece, gioie e dolori. Ho apprezzato l’inedita e consapevole vulnerabilità di Batman e l’iconico magnetismo di Wonder Woman, ma il resto del super-team è decisamente sottotono. Flash è relegato nel ruolo di spalla comica che non fa ridere, l’espressione inebetita di Superman è surclassata dai suoi pettorali in vista, Aquaman e Cyborg fanno da scenografia.

Thor: Ragnarok - Recensione

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In questo terzo capitolo Thor (Chris Hemsworth) deve affrontare la malefica sorella Hela (Cate Blanchett), Dea della Morte, decisa a riprendersi Asgard. Ad aiutare il Dio del Tuono: Hulk (Mark Ruffalo), l’odiato fratello Loki (Tom Hiddleston) e un’aggressiva Valchiria. Tre saghe fumettistiche: Ragnarok, Planet Hulk e Contest of Champions, frullate insieme per un beverone indigesto con troppa CG, che segna un punto morto per il Marvel Cinematic Universe. Il regista neozelandese Taika Waititi flirta pericolosamente con l’estetica kitsch dei blockbuster anni ’80, svelando una passione insana per il cazzeggio. Il modello di riferimento sono i Guardiani Della Galassia, qual è però la differenza?

IT - Recensione

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A Derry, placida cittadina americana, avvengono troppe sparizioni, e un gruppo di ragazzini decide di vederci chiaro. Quello che inizia come un gioco diventa presto un incubo che ha le sembianze di un clown malefico: Pennywise. Il regista Andrés Muschietti sposta avanti di 30 anni gli eventi narrati nell’omonimo best seller, plasmando gli archetipi dell’horror senza però mai inciampare negli stereotipi. Emblematica in tal senso la scena nella casa abbandonata, che non scade in una giostra degli orrori, ma diviene un ideale viatico per sconfiggere le proprie paure e traguardare l’età adulta. Il cineasta argentino sceglie il rispetto della fonte letteraria, dichiarandolo sin dalla prima inquadratura con quella pagina pronta a “piegarsi” a favor d’immaginazione. Onore al merito, dunque, a un film che ha il coraggio di prendersi tutto il tempo necessario per presentare i personaggi: sette bullizzati losers, ma aspiranti lovers, uniti da un conflittuale rapporto con i genitori.

Blade Runner 2049 - Recensione

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Los Angeles, 2049. L’agente K (Ryan Gosling) è un blade runner che ha l’incarico di eliminare vecchi replicanti Nexus 8. L’ultimo “lavoro in pelle” però gli procura grane e dubbi. Per risolvere ogni mistero sarà necessario rintracciare un vecchio collega: Deckart (Harrison Ford). 35 anni dopo il film originale, Denis Villeneuve reinterpreta il testo di Dick e l’universo di Scott. Il risultato è un’ottima opera sci-fi che, se si esclude qualche “replicante innesto visivo”, si colloca con coerenza nel percorso estetico dell’autore canadese. Come nei precedenti lavori del regista, inoltre, si assiste a un cammino esistenziale che conduce a una trasformazione: da K a Joe. Nell’incipit il cineasta inserisce una chiave di lettura tra le radici di un albero, rivelando una sequenza di numeri non casuali: 6.10.21. Il sei è il numero perfetto della creazione, infatti, coincide con i giorni in cui Dio ha creato il mondo. L’uno e lo zero sono i codici binari che compongono, per sua stessa ammissi…

Dunkirk - Recensione

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Maggio 1940, la Seconda Guerra Mondiale è cominciata da qualche mese e le truppe anglo-francesi si trovano circondate dai tedeschi sulla spiaggia di Dunkerque, nel nord della Francia. Oltre la Manica c’è la salvezza, ma come raggiungere la Gran Bretagna? Come faranno 400.000 uomini a uscirne vivi? Christopher Nolan si allontana dagli sperimentalismi “universali”, accantonando quella voglia di stupire che in Interstellar aveva suscitato qualche perplessità. Con Dunkirk, il regista inglese si pone al servizio di un cinema classico, e mette da parte l’autoreferenzialità artistica e i voli pindarici, relegandoli, come un caccia nemico, in un evocativo quadro nel quadro. La creatività del testo si adagia insieme ai volantini dell’incipit e l’immagine ritorna assoluta protagonista, come nel cinema degli albori, riacquistando una primordiale purezza. Il war movie sarà pure un genere abusato, eppur Nolan riesce a imporre una sua originale visione, non raccontando gesta eroiche, bensì una patr…