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Justice League - Recensione

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Scopiazzando la struttura narrativa di The Avengers anche la DCComics riunisce i suoi eroi più famosi in una lotta vs. Steppenwolf, scialbo villain a capo dell’esercito di Apokolips: un’orda di cavallette giganti. Al posto del Cubo Cosmico, le Scatole Madri e il ‘leggero’ Joss Whedon che rimpiazza in corsa alla regia il più cupo Zack Snyder. La tribolata post-produzione, infatti, si fa sentire in un montaggio poco fluido, in qualche snodo del plot troppo telefonato e in un mancato equilibrio dei toni, che zompano dal tragico al comico in modo grossolano. Per i sei paladini, invece, gioie e dolori. Ho apprezzato l’inedita e consapevole vulnerabilità di Batman e l’iconico magnetismo di Wonder Woman, ma il resto del super-team è decisamente sottotono. Flash è relegato nel ruolo di spalla comica che non fa ridere, l’espressione inebetita di Superman è surclassata dai suoi pettorali in vista, Aquaman e Cyborg fanno da scenografia.

Thor: Ragnarok - Recensione

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In questo terzo capitolo Thor (Chris Hemsworth) deve affrontare la malefica sorella Hela (Cate Blanchett), Dea della Morte, decisa a riprendersi Asgard. Ad aiutare il Dio del Tuono: Hulk (Mark Ruffalo), l’odiato fratello Loki (Tom Hiddleston) e un’aggressiva Valchiria. Tre saghe fumettistiche: Ragnarok, Planet Hulk e Contest of Champions, frullate insieme per un beverone indigesto con troppa CG, che segna un punto morto per il Marvel Cinematic Universe. Il regista neozelandese Taika Waititi flirta pericolosamente con l’estetica kitsch dei blockbuster anni ’80, svelando una passione insana per il cazzeggio. Il modello di riferimento sono i Guardiani Della Galassia, qual è però la differenza?

IT - Recensione

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A Derry, placida cittadina americana, avvengono troppe sparizioni, e un gruppo di ragazzini decide di vederci chiaro. Quello che inizia come un gioco diventa presto un incubo che ha le sembianze di un clown malefico: Pennywise. Il regista Andrés Muschietti sposta avanti di 30 anni gli eventi narrati nell’omonimo best seller, plasmando gli archetipi dell’horror senza però mai inciampare negli stereotipi. Emblematica in tal senso la scena nella casa abbandonata, che non scade in una giostra degli orrori, ma diviene un ideale viatico per sconfiggere le proprie paure e traguardare l’età adulta. Il cineasta argentino sceglie il rispetto della fonte letteraria, dichiarandolo sin dalla prima inquadratura con quella pagina pronta a “piegarsi” a favor d’immaginazione. Onore al merito, dunque, a un film che ha il coraggio di prendersi tutto il tempo necessario per presentare i personaggi: sette bullizzati losers, ma aspiranti lovers, uniti da un conflittuale rapporto con i genitori.

Blade Runner 2049 - Recensione

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Los Angeles, 2049. L’agente K (Ryan Gosling) è un blade runner che ha l’incarico di eliminare vecchi replicanti Nexus 8. L’ultimo “lavoro in pelle” però gli procura grane e dubbi. Per risolvere ogni mistero sarà necessario rintracciare un vecchio collega: Deckart (Harrison Ford). 35 anni dopo il film originale, Denis Villeneuve reinterpreta il testo di Dick e l’universo di Scott. Il risultato è un’ottima opera sci-fi che, se si esclude qualche “replicante innesto visivo”, si colloca con coerenza nel percorso estetico dell’autore canadese. Come nei precedenti lavori del regista, inoltre, si assiste a un cammino esistenziale che conduce a una trasformazione: da K a Joe. Nell’incipit il cineasta inserisce una chiave di lettura tra le radici di un albero, rivelando una sequenza di numeri non casuali: 6.10.21. Il sei è il numero perfetto della creazione, infatti, coincide con i giorni in cui Dio ha creato il mondo. L’uno e lo zero sono i codici binari che compongono, per sua stessa ammissi…

Dunkirk - Recensione

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Maggio 1940, la Seconda Guerra Mondiale è cominciata da qualche mese e le truppe anglo-francesi si trovano circondate dai tedeschi sulla spiaggia di Dunkerque, nel nord della Francia. Oltre la Manica c’è la salvezza, ma come raggiungere la Gran Bretagna? Come faranno 400.000 uomini a uscirne vivi? Christopher Nolan si allontana dagli sperimentalismi “universali”, accantonando quella voglia di stupire che in Interstellar aveva suscitato qualche perplessità. Con Dunkirk, il regista inglese si pone al servizio di un cinema classico, e mette da parte l’autoreferenzialità artistica e i voli pindarici, relegandoli, come un caccia nemico, in un evocativo quadro nel quadro. La creatività del testo si adagia insieme ai volantini dell’incipit e l’immagine ritorna assoluta protagonista, come nel cinema degli albori, riacquistando una primordiale purezza. Il war movie sarà pure un genere abusato, eppur Nolan riesce a imporre una sua originale visione, non raccontando gesta eroiche, bensì una patr…

Cattivissimo me 3 - Recensione

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La famiglia “allargata” di Gru, Lucy e i Minions si arricchisce di un nuovo membro: Dru, il fratello gemello, biondo e ricco, del pelato protagonista. La seconda new entry è Balthazar Bratt, ex bambino star di una sitcom TV, ora super-cattivo che vuole distruggere Hollywood. Nuovo episodio del franchise Illumination, che ha fatto fortuna grazie al merchandising legato agli omini gialli. In questo terzo capitolo, gli autori, oltre al consueto target infantile, strizzano l’occhio anche ai genitori con citazioni cine-musicali anni Ottanta. Accantonate le nostalgie per chewingum rosa, cubi di Rubik e moonwalk, ciò che sorprende, in negativo, è l’esile struttura narrativa di un film che possiede l’effimera causalità dell’episodio di una serie animata TV. Manca quindi il materiale per giustificare 90 minuti, e non bastano le riempitive gag dei Minions a compensare.

Sentieri selvaggi - Capolavoro

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Texas, 1868. Ethan (John Wayne), un veterano della Guerra Civile, torna a casa, ma la sua famiglia viene uccisa dagli indiani. L’uomo inizia una caccia ai Comanci responsabili per salvare l’unica sopravvissuta, sua nipote (Natalie Wood). Il regista John Ford ci fa entrare in questo capolavoro dalla porta principale, quella della luce che cattura lo sguardo, la quintessenza del cinema. Un quadro dalla cornice d’ombra che cela l’arrivo di un ambiguo eroe, e la prima di numerosi ellissi visive o testuali, come nel triangolo amoroso che s’intuisce all’inizio. Altro elemento ricorrente: Ford tiene sempre la violenza fuori scena. Si noti il ritrovamento della famiglia massacrata e del corpo di Lucy, ma anche l’attacco suicida del suo fidanzato e persino l’uccisione del cattivo Scout, in originale Scar. Al regista non interessa la rappresentazione fisica della brutalità, bensì gli effetti sulla psiche. Ulteriore traccia di stile: il tempo è funzionale al racconto e non viceversa. Ford, infat…