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Tonya - Recensione

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Nel 1994 ricordo ancora come le TV raccontarono una delle pagine sportive più brutte della storia recente, indicando un’unica colpevole: Tonya Harding. Una pattinatrice americana coinvolta nell’aggressione fisica della rivale Nancy Kerrigan. Il biopic diretto da Craig Gillespie racconta la vita di Tonya prima dell’incidente che la rese la donna più odiata del mondo. La Harding cavalca l’American Dream partendo dal basso e raggiunge la fama, ma paradossalmente rimane schiacciata dagli ipocriti schemi estetici dell’ideale U.S.A.. La protagonista arrabbiata e frustrata, infatti, continua a chiedersi: se riesco a fare il triplo axel perché vengo snobbata dalla giuria? Margot Robbie, qui anche produttrice, regala la miglior interpretazione della sua carriera, mentre Allison Janney, nel ruolo della madre psicopatica e anaffettiva, si porta a casa l’Oscar.

Good Time - Recensione

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Connie (Robert Pattinson) e suo fratello Nick, affetto da ritardo mentale, rapinano una banca. Qualcosa va storto e Nick viene arrestato. Connie farà di tutto per farlo uscire di galera. Dietro agli asettici bagliori dello skyline newyorkese c’è un mondo parallelo abitato da gente che fa a pugni con la vita, e troppo spesso le prende. Quella stessa vita che scorre implacabile e trascina via con sé i rifiuti di una società dai meccanismi diabolici. Il film propone quindi una visione sociale pessimista e tanti personaggi borderline che impiegano il tempo trascorso fuori galera (detto good time), facendo di tutto per tornarci. I giovani fratelli-registi Josh e Benny Safdie ostentano talento e tanta musica elettronica e, se si esclude qualche manierismo (Scorsese docet) e un paio di grossolani snodi narrativi, gettano solide basi stilistiche per un instant cult.

Una donna fantastica - Recensione

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Santiago. Marina (Daniel per l’anagrafe) è una transessuale che convive col compagno Orlando, uomo divorziato di 57 anni. Alla morte naturale di quest’ultimo, inizierà per la giovane una lotta contro tutto e tutti, per veder riconosciuta la sua identità e i suoi diritti umani. Marina sarà costretta a scontrarsi con i troppi pregiudizi che purtroppo, da sempre, perseguitano le persone transgender. La donna si ritroverà a subire le conseguenze, fisiche e psicologiche, di una ghettizzazione sociale e istituzionale che l’ha etichettata come perversa e pericolosa. Quest’odio, però, non trae origine solo dalla diffidenza nei confronti del ‘diverso’, ma è radicato nella società e si nutre di stereotipi. A Marina è associata una connotazione prettamente sessuale, che suscita disprezzo e\o aggressività; in una parola: esclusione. Un’opera cilena, fresca vincitrice dell’Oscar al miglior film straniero, che vede tra i produttori il regista Pablo Larraín (Il club, Neruda, Jackie).

Lady Bird - Recensione

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Un film dalla forte componente autobiografica, che narra esperienze e luoghi della sua autrice: Greta Gerwig. La giovane artista, qui nel doppio ruolo di regista e sceneggiatrice, ci riporta nel 2002 nella città natale di Sacramento, per raccontarci la sua adolescenza. Il suo alter ego è Christine “Lady Bird” McPherson (brava Saoirse Ronan), giovane studentessa di una scuola cattolica, che vuole sfuggire alle frustrazioni della provincia. La ragazza è in costante e polemico scontro con la madre (eccellente Laurie Metcalf), le istituzioni e l’altro sesso.

Il filo nascosto - Recensione

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Londra. Anni ’50. Reynolds Woodcock (Daniel Day Lewis) è un affermato stilista che s’innamora della cameriera Alma (Vicky Krieps) plasmandola a sua musa. La loro relazione, tra silenzi narcisisti e strepiti emotivi, sfiorerà i margini della follia, fino a “nutrire” il morboso dominio dell’altro. Paul Thomas Andersondirige su pellicola 35mm, restituendoci le calde atmosfere di un cinema d’altri tempi à la Hitchcock. In questo sontuoso melò, il cineasta lascia parlare le immagini, invitandoci ad andar oltre il tessuto (la trama), perché chi riesce a farlo, è liberato dalla maledizione dei fantasmi nascosti tra i fili. La principale chiave di lettura dell’opera (ma non è l’unica), si potrebbe quindi sintetizzare nell’equazione tessuto-corpo-anima=immagine-superficie-significato. Espressione contenuta anche nei tre livelli di profondità di campo che Reynolds attraversa prima di comprendere il senso del suo rapporto matrimoniale, e inseguire la moglie tra i caroselli di un amaro capodanno.…

La forma dell'acqua - Recensione

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Baltimora, 1962. Elisa (Sally Hawkins) è una ragazza muta che fa le pulizie in un laboratorio governativo dove viene portata una misteriosa creatura. I due si piacciono, ma i loro sogni d’amore dovranno vedersela col più concreto american-dream del cattivo di turno (Michael Shannon). Ancora una volta Guillermo Del Toro colloca una favola in un contesto storico, questa volta in piena Guerra Fredda, con americani e russi che si contendono primati tecnologici e si spiano. Il film ha vinto il Leone d’oro a Venezia, ed è candidato a ben 13 Oscar. L’unica nomination che forse lascia perplessi, è quella della sceneggiatura….visto che la storia non brilla per originalità e verosimiglianza. Il plot basico si avvale, inoltre, della più facile scorciatoia: la voce narrante, ideale collante per pezzi che mancano. Questo continuo rincorrere archetipi narrativi abusati, che annullano lo stupore, mi ha purtroppo impedito d’instaurare un patto di fiducia con l’autore. Non si è mai perfezionato quel t…

Black Panther - Recensione

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Dopo gli eventi di Captain America: Civil War, T’Challa (l’inespressivo Chadwick Boseman), è tornato a Wakanda; l’immaginaria nazione africana tecnologicamente avanzata grazie a un prezioso minerale venuto dallo spazio: il Vibranio. Lo stato è però nascosto agli occhi del mondo. Il nuovo re dovrà decidere se aprirsi al resto del pianeta e affrontare un nuovo contendente al trono, Erik Killmonger (Michael B. Jordan). Il nuovo cinecomicMarvel è anche il primo blockbuster su un supereroe del Continente Nero con main cast afro. Le premesse geopolitiche, però, si fermano qui. Il regista Ryan Coogler (Creed), con tanta superficialità e un pizzico di retorica anti-Trump, confeziona la milionesima riedizione del vecchio schema hollywodiano “caduta-rinascita”. Aggiungete puerili rigurgiti shakespeariani, forzati riferimenti all’accoglienza dei profughi e una love-story appiccicata con lo sputo. Più che le lotte per i diritti civili, il nuovo prodotto Disney richiama la blaxploitation: nel solo…