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IT - Recensione

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A Derry, placida cittadina americana, avvengono troppe sparizioni, e un gruppo di ragazzini decide di vederci chiaro. Quello che inizia come un gioco diventa presto un incubo che ha le sembianze di un clown malefico: Pennywise. Il regista Andrés Muschietti sposta avanti di 30 anni gli eventi narrati nell’omonimo best seller, plasmando gli archetipi dell’horror senza però mai inciampare negli stereotipi. Emblematica in tal senso la scena nella casa abbandonata, che non scade in una giostra degli orrori, ma diviene un ideale viatico per sconfiggere le proprie paure e traguardare l’età adulta. Il cineasta argentino sceglie il rispetto della fonte letteraria, dichiarandolo sin dalla prima inquadratura con quella pagina pronta a “piegarsi” a favor d’immaginazione. Onore al merito, dunque, a un film che ha il coraggio di prendersi tutto il tempo necessario per presentare i personaggi: sette bullizzati losers, ma aspiranti lovers, uniti da un conflittuale rapporto con i genitori.

Blade Runner 2049 - Recensione

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Los Angeles, 2049. L’agente K (Ryan Gosling) è un blade runner che ha l’incarico di eliminare vecchi replicanti Nexus 8. L’ultimo “lavoro in pelle” però gli procura grane e dubbi. Per risolvere ogni mistero sarà necessario rintracciare un vecchio collega: Deckart (Harrison Ford). 35 anni dopo il film originale, Denis Villeneuve reinterpreta il testo di Dick e l’universo di Scott. Il risultato è un’ottima opera sci-fi che, se si esclude qualche “replicante innesto visivo”, si colloca con coerenza nel percorso estetico dell’autore canadese. Come nei precedenti lavori del regista, inoltre, si assiste a un cammino esistenziale che conduce a una trasformazione: da K a Joe. Nell’incipit il cineasta inserisce una chiave di lettura tra le radici di un albero, rivelando una sequenza di numeri non casuali: 6.10.21. Il sei è il numero perfetto della creazione, infatti, coincide con i giorni in cui Dio ha creato il mondo. L’uno e lo zero sono i codici binari che compongono, per sua stessa ammissi…

Dunkirk - Recensione

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Maggio 1940, la Seconda Guerra Mondiale è cominciata da qualche mese e le truppe anglo-francesi si trovano circondate dai tedeschi sulla spiaggia di Dunkerque, nel nord della Francia. Oltre la Manica c’è la salvezza, ma come raggiungere la Gran Bretagna? Come faranno 400.000 uomini a uscirne vivi? Christopher Nolan si allontana dagli sperimentalismi “universali”, accantonando quella voglia di stupire che in Interstellar aveva suscitato qualche perplessità. Con Dunkirk, il regista inglese si pone al servizio di un cinema classico, e mette da parte l’autoreferenzialità artistica e i voli pindarici, relegandoli, come un caccia nemico, in un evocativo quadro nel quadro. La creatività del testo si adagia insieme ai volantini dell’incipit e l’immagine ritorna assoluta protagonista, come nel cinema degli albori, riacquistando una primordiale purezza. Il war movie sarà pure un genere abusato, eppur Nolan riesce a imporre una sua originale visione, non raccontando gesta eroiche, bensì una patr…

Cattivissimo me 3 - Recensione

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La famiglia “allargata” di Gru, Lucy e i Minions si arricchisce di un nuovo membro: Dru, il fratello gemello, biondo e ricco, del pelato protagonista. La seconda new entry è Balthazar Bratt, ex bambino star di una sitcom TV, ora super-cattivo che vuole distruggere Hollywood. Nuovo episodio del franchise Illumination, che ha fatto fortuna grazie al merchandising legato agli omini gialli. In questo terzo capitolo, gli autori, oltre al consueto target infantile, strizzano l’occhio anche ai genitori con citazioni cine-musicali anni Ottanta. Accantonate le nostalgie per chewingum rosa, cubi di Rubik e moonwalk, ciò che sorprende, in negativo, è l’esile struttura narrativa di un film che possiede l’effimera causalità dell’episodio di una serie animata TV. Manca quindi il materiale per giustificare 90 minuti, e non bastano le riempitive gag dei Minions a compensare.

Sentieri selvaggi - Capolavoro

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Texas, 1868. Ethan (John Wayne), un veterano della Guerra Civile, torna a casa, ma la sua famiglia viene uccisa dagli indiani. L’uomo inizia una caccia ai Comanci responsabili per salvare l’unica sopravvissuta, sua nipote (Natalie Wood). Il regista John Ford ci fa entrare in questo capolavoro dalla porta principale, quella della luce che cattura lo sguardo, la quintessenza del cinema. Un quadro dalla cornice d’ombra che cela l’arrivo di un ambiguo eroe, e la prima di numerosi ellissi visive o testuali, come nel triangolo amoroso che s’intuisce all’inizio. Altro elemento ricorrente: Ford tiene sempre la violenza fuori scena. Si noti il ritrovamento della famiglia massacrata e del corpo di Lucy, ma anche l’attacco suicida del suo fidanzato e persino l’uccisione del cattivo Scout, in originale Scar. Al regista non interessa la rappresentazione fisica della brutalità, bensì gli effetti sulla psiche. Ulteriore traccia di stile: il tempo è funzionale al racconto e non viceversa. Ford, infat…

Eva contro Eva - Capolavoro

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Eva Harrington (Anne Baxter) è una giovane che diventa amica e tuttofare della grande attrice Margo Channig (Bette Davis). La timida ragazza è in realtà una fredda arrivista che le vuole rubare fama e collaboratori. Tra questi, la migliore amica Karen (Celeste Holm), il regista Bill (Gary Merrill) e l’ambiguo critico Addison DeWitt (George Sanders). Nel 1949 Joseph L. Mankiewicz ha appena vinto l’Oscar per Lettera a tre mogli, è già all’apice della carriera, eppure il meglio deve ancora venire. L’anno successivo realizza Eva contro Eva, la sua opera più popolare, che gli permette di vincere, per due anni consecutivi, l’Oscar perla miglior regia e sceneggiatura. Ancor oggi, il film detiene il record del maggior numero di nomination ricevute all’Oscar: 14. Primato che condivide con Titanic e La La Land. Il ruolo di Margo era stato assegnato a Claudette Colbert, che però si ruppe una vertebra prima delle riprese. Il produttore Zanuck, nonostante non parlasse con Bette Davis da anni per av…

Oltre le nuvole, il luogo promessoci - Recensione

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Siamo in una realtà parallela, dove il Giappone è diviso in due parti, una controllata dagli Stati Uniti l’altra dalla Russia. Decenni dopo, il popolo riprende possesso della patria e soltanto l’isola di Hokkaidō rimane occupata dai sovietici, che fanno costruire una torre talmente alta da arrivare oltre le nuvole. Hiroki e Takuya sono due studenti che vogliono costruire un velivolo per volare sopra la torre, sul quale promettono di portare anche Sayuri, loro compagna di classe. Primo lungometraggio di Makoto Shinkai datato 2004. In questo debutto, tutti i tratti distintivi e ricorrenti dell’autore de “Il giardino di parole” sono già evidenti: treni, tramonti, un’infinita' di particolari, ma soprattutto l’uso artistico dell’illuminazione. Paesaggi, personaggi e oggetti mutano quando cambia la luce, e con la sua “poetica fotosensibile” il regista ci obbliga a guardare con occhi nuovi e a reagire agli stimoli luminosi. Come quando, in un vagone treno, i reiterati riflessi solari sul…